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24/04/2026

Cio' che uno Stato non puo' fare

Astensione 8/12 giugno 2026

L’Unione delle Camere Penali Italiane proclama l’astensione dalle udienze dall’8 al 12 giugno 2026 a seguito dei gravissimi fatti emersi nell’indagine di Perugia, che hanno portato alla captazione e registrazione di colloqui tra detenuti e difensori coperti dal segreto professionale.

 

L'astensione proclamata dall'Unione delle Camere Penali Italiane trova fondamento in una vicenda che trascende il singolo episodio processuale e interroga direttamente la tenuta di uno dei presupposti essenziali dello Stato di diritto.

Uno Stato può accusare. Può indagare. Può processare. Può persino privare un uomo della libertà personale nei casi e nei modi previsti dalla legge. Ciò che non può fare è pretendere di assistere alla costruzione della sua difesa.

È in questa semplice e invalicabile distinzione che risiede il significato più profondo delle garanzie costituzionali che presidiano il rapporto tra difensore e assistito.

La segretezza dei colloqui difensivi non costituisce una prerogativa dell'avvocato, né una forma di tutela corporativa della professione forense. Essa rappresenta il luogo nel quale il cittadino conserva intatta la possibilità di opporsi all'esercizio del potere pubblico attraverso gli strumenti che l'ordinamento gli riconosce. È lo spazio nel quale la difesa prende forma. Lo spazio nel quale il diritto di difesa cessa di essere una formula costituzionale e diviene esperienza concreta.

Per questa ragione quanto emerso a Perugia non può essere confinato nella dimensione dell'errore, della disfunzione o dell'incidente procedimentale. Quando l'autorità pubblica acquisisce conoscenza del dialogo tra imputato e difensore, non viene soltanto violata una regola processuale. Viene incrinato il presupposto stesso sul quale si fonda la legittimazione democratica della giurisdizione.

L'equilibrio del processo non dipende infatti dalla forza dell'accusa, ma dalla capacità dell'ordinamento di preservare la libertà della difesa. E non vi è libertà della difesa laddove l'assistito possa ragionevolmente dubitare che le parole affidate al proprio difensore restino sottratte allo sguardo dell'autorità che lo accusa.

I fatti emersi impongono dunque una riflessione che riguarda non soltanto l'avvocatura, ma l'intero sistema delle garanzie costituzionali. Perché ogni arretramento della libertà della difesa produce inevitabilmente un'espansione del potere. E ogni espansione del potere che non trovi un limite nelle garanzie finisce per indebolire la libertà di tutti.

Per queste ragioni la Camera Penale di Roma aderisce convintamente all'astensione indetta dall'Unione delle Camere Penali Italiane per i giorni dall'8 al 12 giugno 2026 nella consapevolezza che la tutela del segreto professionale e l'inviolabilità del rapporto tra difensore e assistito non rappresentano interessi di categoria, ma condizioni imprescindibili di civiltà giuridica.

Il Direttivo della Camera Penale di Roma

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